Questioni Toponomastiche, sulle vie della parità.

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Maria Pia Ercolini, professoressa di geografia turistica alle scuole superiori romane, mediatrice culturale, responsabile del progetto Sui Generis, nonché autrice di percorsi di genere cittadini, lo scorso gennaio ha creato il gruppo Toponomastica Femminile su Facebook, a cui è seguito il sito web e il profilo Twitter, con l’idea di far emergere l’evidente misoginia ambientale che caratterizza il nostro territorio.

 

Nel giro di poche settimane migliaia di adesioni hanno fatto decollare il progetto e la rete di collaborazione che si è creata ha permesso la mappatura di numerosi comuni italiani; le adesioni estere attestano come la ritrosia a riconoscere il merito femminile sia un profondo male culturale comune a vari Stati.

Il lavoro spontaneo di ricercatrici volontarie e autogestite ha costituito un data base consultabile nelle pagine del sito e un dinamico laboratorio attivo nel social network. Si tratta di un raro esempio di democrazia sostanziale, diretta e partecipativa in cui le cittadine in primis, ma l’intera popolazione sensibile, sottoponendo la questione all’attenzione delle amministrazioni locali, reclama un giusto spazio per il contributo femminile alla cultura e alla società.

I numeri sono desolanti: in generale meno del 5% sono strade femminili e il valore, se depurato di sante e madonne, scenderebbe vertiginosamente: a Roma, per esempio, sarebbero appena il 2.7% del totale. Donne illustri come Natalia Ginzburg, Ipazia, Christine de Pizar, Joyce Lussu, Caterina Scarpellini non compaiono neppure. 

Lo studio dell’odonomastica, a cui più precisamente attiene l’analisi del significato delle intitolazioni nel tessuto urbano, permette di dipanare la tela della storia, seguendo le influenze storico ideologiche che sottendono le scelte in tale campo. Spesso, essendo l’Europa un continente antico, ove lo sviluppo urbano si stratifica in epoche lontane, gli odonimi si  sovrappongono e risentono l'avvicendarsi di dominazioni, di mutamenti di carattere socio-economico e di mode. Gli odonimi fungono, dunque, da strumenti per leggere ed interpretare la realtà, la cultura dominante nella società che li attribuisce.  

La struttura onomastica in una città può, quindi, anche oggi, essere percepita nel suo complesso come un ritratto della situazione geografica, economica, culturale e sociale di un determinato periodo, fornendo al tempo stesso un quadro degli orientamenti seguiti dalle autorità ed in particolare dalle amministrazioni comunali (Giunta e Consiglio comunale) che hanno la competenza a denominare le aree pubbliche.

Osservare la città, studiare le dinamiche del suo sviluppo urbanistico, riscoprire la storia locale, conoscere donne e uomini omaggiate/i nelle diverse strade, riflettere sulle ragioni delle intitolazioni e su quelle di tante assenze, vigilare sulle scelte di chi amministra la città, suggerire a chi governa che il genere femminile sempre e ovunque deve trovare il suo spazi sono momenti importanti della educazione alla cittadinanza, alla quale anche la scuola è chiamata a rispondere.

“Nell’Italia preunitaria – afferma Ercolini - prevalevano i riferimenti ai santi, a mestieri e professioni esercitate sulle strade, e alle caratteristiche fisiche del luogo. In seguito, la necessità di cementare gli ideali nazionali, portò a ribattezzare strade e piazze dedicandole a protagonisti, uomini, del Risorgimento e in generale della patria; con l’avvento della Repubblica, si decise di cancellare le matrici di regime e di valorizzare fatti ed eroi, uomini, della Resistenza. Ne deriva un immaginario collettivo di figure illustri esclusivamente maschili.”

Le proposte del Gruppo non sono di solo suggerimento alle Autorità locali  competenti per l’intitolazione di targhe alla memoria o intitolazioni viarie, ma si avvalgono delle risorse interne, costituite anche da esperte legali, docenti universitarie, tecniche urbaniste, per formulare istanze di modifiche ai regolamenti comunali affinché recepiscano i riequilibri di genere (come è avvenuto al Comune di Napoli il 22.03.2012).

Il Gruppo si è anche distinto per iniziative encomiabili come la campagna “3 donne 3 strade” in occasione dell’8 marzo scorso per chiedere l’impegno ai comuni d’Italia di intitolare le prossime tre strade a tre donne seguendo il criterio di selezione della radicalizzazione col territorio: una legata alla realtà locale, una alla nazione italiana e la terza invece straniera, in modo da sottolineare la multiculturalità che permeante la nostra società e la donna quale presenza trasversale ed elemento di coesione sociale.

Ricordiamo anche “Largo alle Costituente” promossa in occasione del 2 Giugno, a ricordare le 21 madri fondatrici della Costituzione, dimenticate dalla memoria collettiva e dalle celebrazioni ufficiali. La professoressa Morelli ci ha regalato interessanti approfondimenti nel corso dei suoi interventi.

Il 6 e 7 Ottobre scorso, a Roma, alla Casa Internazionale delle Donne, si è tenuto il I Convegno nazionale del gruppo, sono stati esposti i risultati dei lavori svolti e messi a punto i progetti futuri. L’evento, primo nel suo genere, ha offerto un momento di riflessione e confronto sul tema delle discriminazioni sessiste nelle aree di circolazione cittadine, a cui hanno preso parte rappresentanti del mondo della cultura, della società e delle istituzioni.

Gli autorevoli interventi (Moschini, Taricone, Strickland, Cacciapuoti, Morelli, Rossi, Saracino, Concina, Caffarelli, Giacobbe, Corduas, Ercolini) si sono avvicendati in merito alla funzione della toponomastica nella formazione della memoria collettiva e di quanto, ancora una volta, l'invisibilità femminile passi anche per pratiche apparentemente neutre, come quelle burocratiche dell'attribuzione di una via o di un'area pubblica da parte degli enti locali.

Ed invece non è così. Come la parola identifica e ciò che non si dice non è, così nella memoria chi non si ricorda semplicemente scompare. Il numero infinito di eccellenze femminili che si sono succedute nella storia, epurate da una cultura sessista, sono perse nell'oblio ed i recenti studi di genere, tesi a recuperare e valorizzare l'apporto della speculazione femminile nelle scienze, nella filosofia, nell'arte, nella tecnica ed anche nella religione, tende a mutare l'angolazione all'osservatorio sociale perché acquisire un'ottica di genere non ha valore privativo con valenza antagonista, come spesso si fraintende, ha un significato inclusivo, un valore aggiunto, il meglio noto come VALORE D, che una cittadinanza attiva e consapevole non può prescindere.

Il gruppo Toponomastica Femminile rappresenta parte di queste cittadine desiderose di veder affermare il loro diritto di essere anche nelle pagine della storia, anche sulle targhe delle proprie strade, che hanno analizzato in modo scientifico e sistematico il proprio territorio, arrivando ad una mappatura capillare della penisola, confrontandosi con esperienze estere. La soluzione è semplice: bisogna esserci, bisogna impegnarsi a continuare a parlare di questioni di genere in modo appropriato e competente e seguire le tematiche senza abbassare la guardia. Come dice Alda Merini: "I figli si partoriscono ogni giorno", così le idee e le proprie convinzioni.

 

 

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